giovedì 12 ottobre 2017

Visita al nuovo centro zootecnico di Bonifiche Ferraresi, un prototipo di allevamento integrato e sostenibile (Prima parte)


Il 5 ottobre 2017 ho avuto l’occasione e l’onore di visitare il più grande centro zootecnico all’avanguardia in Europa per le tecnologie e per la sostenibilità: si tratta del nuovo eco-distretto zootecnico di Bonifiche Ferraresi a Jolanda di Savoia, un modello italiano di allevamento bovino integrato e sostenibile.

Qui si è tenuto un importante convegno organizzato da Assocarni e Coldiretti sul tema “Zootecnia 4.0: il modello italiano di allevamento bovino integrato e sostenibile per le sfide del futuro”, dove hanno partecipato Marco Baldi, Responsabile Area Economia e Territorio del Censis, Federico Vecchioni, Amministratore Delegato di Bonifiche Ferraresi, Vincenzo Russo, dell’Università di Bologna, Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti, Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato Inalca, l’Onorevole Paolo De Castro, Commissione Agricola del Parlamento Europeo, Maurizio Martina, Ministro della Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, moderati dal giornalista e divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone.
Durante il convegno si è discusso sulla situazione attuale dell’allevamento bovino in Italia, dove Marco Baldi del Censis ha mostrato come sono cambiati i consumi di carne dal boom economico ad oggi:


Dalla lunga parabola del consumo di carne bovina in Italia si può notare come ci sia stata una crescita costante durante il boom economico, perché negli anni storici la famiglia mezzadria viveva con i bovini, che molto spesso erano di loro proprietà, per cui vi era una distribuzione capillare di bovini sul territorio, che erano multifunzionali: non fornivano solamente carne e latte, ma venivano utilizzati anche per la trazione agricola al posto dei trattori nei campi, per il fabbisogno energetico e per tutto ciò di cui la famiglia mezzadria aveva bisogno.
Nel dopoguerra aumenta significativamente il consumo di carne accompagnando la crescita del ceto medio italiano che richiedeva proteine ad alto valore biologico per migliorare il proprio regime alimentare: la carne bovina rappresentava dunque il rafforzamento del ceto medio ed era l’emblema della raggiunta agiatezza, dello sviluppo e dell’uscita dalla denutrizione.
Si assiste poi ad un ridimensionamento: da 10 milioni di bovini, quindi 1 bovino a famiglia, si scende sotto i 6 milioni: le piccole stalle e le piccole aziende non riescono a reggere e chiudono, non avendo un controllo sulla filiera e non essendo efficienti. Dai primi anni ‘80 comincia un andamento declinante del patrimonio bovino italiano che si riduce di circa il 40%.


La contrazione dell’allevamento bovino in Italia negli ultimi anni genera allarme, soprattutto perché il settore ha un grosso peso sull’economia nazionale, con un valore della produzione di 2,9 miliardi di euro. Dal 2010 al 2016 sono sparite circa 4.000 stalle, sono diminuite le importazioni di capi da ristallo, delle macellazioni e delle vacche nutrici su cui si fonda il progetto di recupero per fornire vitelli da ristallo ai fini del raggiungimento dell’obbiettivo di avere la filiera 100% italiana, con i vitelli nati, allevati e macellati in Italia. Anche il tasso di autoapprovvigionamento è uno dei più bassi, per cui è necessario intervenire per salvaguardare il patrimonio bovino. Il consumo di carne è diminuito, non a causa delle mode vegane come qualcuno vuol far pensare, essendo irrisorio il numero di vegani in Italia, ma è dovuto a qualcosa di più profondo ed in particolare alla crisi economica che ha cambiato il comportamento di acquisto a causa della ridotta possibilità di accesso, soprattutto nelle famiglie meno abbienti, costrette a ridurre gli alimenti più pregiati, come carne e pesce.

Eppure ci sono notevoli punti di forza da cui ripartire per invertire il trend, secondo Marco Baldi: “Nel Nord c’è una forte capacità di allevare, di ingrassare gli animali con gli alimenti giusti e di produrre carni con alto valore organolettico e nutrizionale. La filiera ha molti operatori ed il sistema dei controlli è capillare ed efficace; inoltre disponiamo di ampie zone collinari destinabili a vacche nutrici e vitelli da cui ripartire per ripristinare il nostro patrimonio, oltre che la presenza di razze storiche di notevole interesse. Da non sottovalutare è la domanda di garanzie, la possibilità di accesso agevole ad una corretta informazione e la voglia di carne italiana: il 39,7% degli italiani è disposto a spendere fino al 5% in più per un prodotto made in Italy, mentre il 31,4% è disposto a spendere dal 5 al 20% in più; inoltre l’82% degli italiani controlla l’etichetta e richiede informazioni sull’origine delle carni, quindi il substrato culturale giusto c’è e va tenuto in considerazione.”
La grande verità con cui si è concluso l’intervento di Marco Baldi: l’alleanza tra uomo e bovino.
A questo proposito il centro zootecnico di Bonifiche Ferraresi rappresenta un punto di riferimento mondiale da prendere come esempio. Entrati nella sua sala multimediale ci si rende subito conto del livello di alta tecnologia che si ha di fronte.

Ogni macchina che sta lavorando in quel momento sui terreni è collegata alla centralina per conoscere cosa sta facendo fisicamente, come sta lavorando, il suo percorso, il gasolio che possiede, per risolvere tempestivamente eventuali problemi e ottimizzare i tempi, per collegare le produzioni dell’azienda e gestire al meglio i suoli eterogenei che si estendono per un totale di 3.600 ettari.

Grazie ad un importante lavoro di mappatura digitale del terreno del 2015, è stata creata una carta dei suoli, per decidere gli input di concimazione e semina: in questo modo è possibile sapere lo status aggiornato di quel terreno, di che lavorazioni agronomiche necessita e l’entità della mineralizzazione di cui ha bisogno.

Grazie a queste moderne tecnologie è possibile un’agricoltura di precisione per la concimazione e la semina per ottimizzare la produzione, ridurre gli sprechi ai fini della sostenibilità: ad esempio si è in grado di conoscere esattamente quanti kg di ogni elemento (es. di fosforo) devono essere distribuiti nei diversi punti dei vari terreni, per dare il giusto nutrimento e risparmiare dove la fertilità è già alta. Si è in grado di gestire più adeguatamente le colture, di seguirle nei mesi, di conoscere lo stato vegetativo di ogni piantina e fornire ciò che serve al momento giusto, cercando di avvantaggiare quelle che restano indietro, aiutando le piantine ad insediarsi e crescere al meglio, per avere la maggior uniformità possibile. 
Anche le stalle sono straordinarie per la loro progettazione, da ogni punto di vista, tecnologico, innovativo e di benessere degli animali: disegnate dal Cavalier Luigi Cremonini con carta e penna su un semplice foglio di quaderno, l’allevamento bovino di Bonifiche Ferraresi mostra quale sarà il futuro della zootecnia.

L’allevamento è progettato per contenere fino a 5.000 capi da carne, che vengono nutriti con gli alimenti originari di questi territori autoprodotti dall’azienda. Il benessere animale è garantito dall’aumento dello spazio in mangiatoia, con un box più largo che profondo e la presenza di due abbeveratoi per ogni box, così che l’animale abbia più possibilità di mangiare e di bere, che si traduce in un maggior incremento ponderale. Questo consente anche di non avere competizione e scontri fra i soggetti, che anzi sono tranquilli, a riposo e si lasciano avvicinare, non si calcano e non si prevaricano: questi, oltre all’assenza di vocalizzi, sono tutti segnali di un eccellente stato di benessere animale. Questo comporta anche un utilizzo dei farmaci ridotto al minimo, che vengono somministrati in modo consapevole e sul singolo animale solo all’evidenza di una sintomatologia. Inoltre in ogni box ci sono dei grossi ventilatori che consentono un’ottima areazione dei locali, riducendo l’umidità e la temperatura percepita dagli animali, utile soprattutto in estate, e crea una corrente che allontana i gas fastidiosi come ammoniaca e idrogeno solforato.

Gli animali giacciono su una lettiera permanente, dove quotidianamente viene aggiunta della nuova paglia, così che gli animali abbiano sempre una posizione fresca e asciutta: le deiezioni defluiscono in una corsia centrale che le porta in concimaia per un periodo di maturazione, fino alla trasformazione in fertilizzante naturale da utilizzare sui terreni circostanti. Per questo il centro zootecnico di Bonifiche Ferraresi rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare: il letame degli animali fertilizza in modo naturale, e quindi senza l’utilizzo di fertilizzanti chimici, quelle stesse piante che serviranno poi per l’alimentazione dei capi, con una chiusura del ciclo, dove gli scarti sono praticamente azzerati, con conseguente riduzione dei costi e massima sostenibilità economica e ambientale. Per questi motivi il centro ha ricevuto il punteggio più alto d’Italia per il benessere degli animali e si pone all’avanguardia in Europa anche per la sostenibilità: un sistema efficiente, vantaggioso, innovativo, ma anche un ritorno alla tradizione, ma soprattutto è auspicabile che venga preso come esempio e replicato anche dagli altri, sia su larga che su piccola scala.
Un momento dell’intervento del Ministro Maurizio Martina
Martina: “Bonifiche Ferraresi è un esempio strepitoso su come passare dalle parole ai fatti: un allevamento bovino sostenibile e nel rispetto del benessere animale. Dobbiamo riconfigurare la strategia nazionale per il sostegno del settore e rafforzare gli aiuti alla zootecnia italiana, raddoppiandoli e abbattendo la pressione fiscale su chi vive di agricoltura, per dare un segnale forte per riconfermare la zootecnia nella strategia agricola del nostro paese. Bonifiche Ferraresi è un progetto che farà scuola. Abbiamo delle sfide davanti a noi: il benessere animale, su cui dobbiamo caratterizzare il nostro modello, e la diffusione delle tecnologie. E l’esperienza di Bonifiche Ferraresi è fondamentale perché è il laboratorio sperimentale tecnologico più avanzato che il paese ha nel rapporto tra pubblico e privato e costruire con Bonifiche Ferraresi il massimo della diffusione orizzontale per le piccole e medie imprese italiane è una scommessa nazionale, per organizzare meglio la filiera e remunerare i produttori e allevatori. Abbiamo messo a disposizione un budget importante, di 260 milioni di euro, e bisogna presentare i progetti dal 27 novembre 2017. Quindi avanti con le idee! È un’occasione per organizzare le nostre filiere del latte e della carne. Dobbiamo lavorare insieme anche per sviluppare la massima informazione e la massima trasparenza, come rendere obbligatoria l’origine delle carni al ristorante”.

A presto con la seconda parte!

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