venerdì 8 settembre 2017

Bimba morta di malaria. Cosa può essere successo?


In questi giorni non si sta facendo altro che parlare della morte della bambina a causa della malaria. Tralasciando tutti gli strascichi di tipo politico (con picchi di razzismo incontrollato e ingiustificato) vediamo di capire meglio cosa sia questa malattia e come sia potuto accadere tale tragico evento dal punto di vista scientifico.

Innanzitutto inquadriamo i soggetti principali e i loro ruoli chiave: IL PARASSITA, IL VETTORE E L’OSPITE

IL PARASSITA:

Il ruolo del parassita è di infettare l’ospite ed è svolto da organismi eucarioti unicellulari (una sola cellula) appartenenti al genere Plasmodium sp., appartenente al regno dei protozoi: questo significa che non è né un virus né un batterio come titolato erroneamente da alcuni giornali (es. Libero).

Le specie responsabili della malaria nell’uomo sono 4:

·         Plasmodium falciparum (vedi foto);

·         Plasmodium vivax;

·         Plasmodium malariae;

·         Plasmodium ovale.


Plasmodium falciparum in uno striscio di sangue
(fonte: Wikipedia)

      

Il P. falciparum è il più pericoloso poiché, se non diagnosticato in tempo, può portare alla morte come nel caso tragico di Sofia Zago.

Il P. vivax era il principale responsabile della malaria in Italia fino al 1970.
Come mostrato nell’immagine in basso, il 90% dei casi di malaria sono diffusi in Africa (fonte: OMS e Corriere della Sera):



IL VETTORE:

Il ruolo del vettore è svolto dalle zanzare femmine appartenenti al genere Anopheles sp.: in questa fase le cellule di P. falciparum sono situate all’interno dell’intestino della zanzara e le non recano alcun danno.

Il vettore può vivere dalle 3 alle 6 settimane.

In Africa il principale vettore è Anopheles gambiae (in foto). Il vettore non fa altro che trasportare il parassita all’ospite, che può essere un uomo ma anche un primate o, di rado, altri animali come uccelli e rettili.
        Anopheles gambiae (Fonte)



In Italia, è presente una zanzara appartenente al genere Anopheles sp., ed è la Anopheles labrianchiae (in foto).
Anopheles labrianchiae (Fonte)



Seppur appartenente al genere Anopheles sp., essa non trasporta il parassita in questione ma trasportava il P. vivax. Una ricerca del 2009 effettuata dal prof. Roberto Mori, del dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Iss, ha escluso, attraverso esperimenti di laboratorio, tale possibilità specificando che nelle nostre condizioni climatiche la probabilità che la A. labranchiae trasporti il parassita è molto remota.

L’OSPITE

L’ospite, nel caso specifico, è l’uomo: una volta punto dalla zanzara infetta, le cellule di Plasmodium falciparum attaccano il fegato e lo utilizzano per riprodursi, dopodiché esse si diffonderanno in tutto il corpo, compreso il sangue. Generalmente, se infettati da P.falciparum, i sintomi compaiono dai 7 ai 14 giorni dal contagio e sono: febbre alta e intermittente, cefalea, sudorazione, diarrea, fatica e dolori muscolari (fonte: OMS world malaria report 2015).

Una volta chiariti tutti i ruoli chiave, si può riassumere il ciclo così:

Il vettore (1), pungendo l’ospite, inietta involontariamente il parassita al suo interno (2) il quale, dopo aver esplicato il suo ciclo vitale al suo interno, rompe i globuli rossi (3) in modo tale che, qualora un vettore sano succhi il sangue (4), esso possa “infilarsi” al suo interno. E il ciclo ricomincia (vedi sotto).
Ciclo d’infezione della malaria (Fonte)




La malaria non si trasmette per via aerea o attraverso altri fluidi corporei (es. sperma).

Nel 1970 l'Italia è stata dichiarata dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) libera da malaria. Tutti i casi di malaria segnalati in Italia (in media 637 all’anno), sono totalmente d’importazione, di cui il 41% per viaggio di lavoro, il 22% per turismo e il 21% per volontariato e/o missione religiosa (fonti: La Repubblica e Ministero della Salute). Rarissimi sono i casi di malaria autoctona, difatti l’ultimo caso risale al 1997 a Grosseto.

In attesa dei risultati dell’autopsia, le ipotesi più accreditate sono: la zanzara da bagaglio, il contagio diretto tra malati e le Anopheles autoctone.

Secondo la prima ipotesi, la zanzara infetta è arrivata all’interno di una valigia o di un aereo e può essere sopravvissuta per due settimane dal momento dell’arrivo. In questo caso, sarebbe utile sapere quando sono comparsi i primi sintomi e quale distanza sia in grado di coprire la zanzara dall’aeroporto di arrivo.

Secondo la seconda ipotesi, il contagio può essere avvenuto esclusivamente all’interno dell’ospedale attraverso l’uso di strumenti medicali non sterili e/o attraverso organi o trasfusioni di sangue. Al momento il professor Paolo Grossi, direttore della clinica di malattie infettive e tropicali dell'Insubria, esclude tale possibilità conoscendo le rigide e severe procedure per il controllo del sangue vigenti all’interno dell’ospedale. E’ chiaro che, qualora fosse confermata tale ipotesi, saremmo di fronte a un gravissimo caso di malasanità.

Secondo la terza ipotesi, sostenuta dal professor Giampiero Carosi, infettivologo dell'università di Brescia, una A. labrianchiae avrebbe punto qualcuno infetto, magari dopo un viaggio, e poi avrebbe trasmesso il P. falciparum alla bambina. Tale ipotesi può, però, essere esclusa poiché, una ricerca del 2009 effettuata dal prof. Roberto Mori, del dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Iss, ha messo in luce, attraverso esperimenti di laboratorio, che nelle nostre condizioni climatiche la probabilità che la A. labranchiae trasporti il P. falciparum è molto remota.

Allo stato attuale, non esiste alcun vaccino contro la malaria. 

Le accortezze per chi si reca nei paesi tropicali o sub-tropicali, per qualsivoglia motivo, sono:




Fonti principali: Ansa, Corriere della Sera, La Repubblica e L’Avvenire

Giovanni Luca Scardaci


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