giovedì 5 dicembre 2019

La bistecca torna sulle tavole degli italiani (+6%)


Nonostante le fake-news e i vari inutili allarmismi, la risposta degli italiani è chiara: più 6% di carne bovina in tavola, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Il 45% degli italiani privilegia la carne proveniente da allevamenti italiani, il 29% scegliere carni locali e il 20% quelle a marchio Dop o Igp, mostrando una svolta verso la qualità e la sostenibilità dell’allevamento, come spiega il Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Quasi 2 italiani su 3 (63%) sarebbero poi disposti a pagare di più per carne ottenuta rispettando al massimo il benessere degli animali. «Il risultato è una vera rivoluzione nell’offerta di carne in Italia che si estende dalle macellerie ai supermercati, dallo street food alle hamburgherie, fino all’arrivo della carta delle carni nei menu proposti dai ristoranti più prestigiosi», prosegue la Coldiretti. 

«La carne italiana nasce da un sistema di allevamento che per sicurezza e qualità non ha eguali al mondo, consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica – ha aggiunto Prandini -. Scegliere carne Made in Italy significa anche sostenere un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio e, soprattutto, di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni, anche in aree difficili».

domenica 17 novembre 2019

Morto bimbo per dieta vegana


Insomma alla fine è successo quello che da tempo tutti noi temevamo. Dopo mesi di notizie di bambini malnutriti a causa di diete vegane imposte dai loro genitori, adesso è accaduto il peggio. Un bimbo è morto a causa della follia dei suoi genitori, che gli hanno fatto seguire una dieta vegana a solo 1 anno e mezzo di vita. 

Noi esperti di nutrizione lo diciamo da sempre: la dieta vegana non è adatta ai bambini. Non è sufficiente a coprire tutte le esigenze di un organismo in crescita e i rischi di carenze e complicazioni sono altissimi. Quanti bambini ancora dovranno finire in ospedale o peggio perdere la vita a causa di questa folle ideologia?




giovedì 10 ottobre 2019

Macelleria Testa dal 1916 e l’Azienda Luigi Rabino


Ho avuto l’onore di far visita ad una delle più belle realtà riguardanti il mondo della carne: la storica Macelleria Testa dal 1916 e soprattutto il suo legame con la secolare Azienda di Luigi Rabino, di cui vi parlerò in modo approfondito nel corso di questo articolo. Qui c’è storia, tradizione, professionalità, passione, entusiasmo e qualità, caratteristiche rare da trovare tutte insieme, ma nell’intesa tra queste due grandi famiglie c’è anche molto di più. 


Già dall’esterno la Macelleria Testa colpisce per la sua grande insegna luminosa, ma soprattutto appena si entra, si è accolti in un ambiente elegante, ordinato e pulito, cosa che non è comune a tutte le macellerie, gestito da Paolo Testa e le sue figlie, che con grande orgoglio portano avanti una tradizione che dura da ben quattro generazioni. L’offerta al bancone è davvero ampia, un vero e proprio tempio della carne di pura Razza Piemontese valorizzata ai massimi livelli, dove tutto è curato nei minimi dettagli e niente è lasciato al caso. 





Il punto vendita non è solo specializzato nella carne di razza piemontese, ma si trovano anche le più interessanti varietà di formaggi pregiati di altissima qualità della tradizione casearia locale, non solo di latte vaccino, ma anche ovino e caprino. C’è un’ampia selezione di prodotti particolari che non si trovano nella grande distribuzione, in linea con la filosofia di offrire una qualità e una tipicità diversa: quindi salsine da abbinare alla carne e ai formaggi, come la classica cougnà piemontese o diversi tipi di miele, per cui le esperte figlie di Paolo consigliano gli abbinamenti più appropriati e gustosi. 


Ma uno dei più interessanti servizi in più che la Macelleria Testa offre ai suoi clienti è la preparazione di saporiti piatti gastronomici artigianali pronti da cuocere, per andare incontro alle esigenze di chi ha poco tempo per cucinare ma che vorrebbe ugualmente assaporare dei piatti di carne un po’ più elaborati: ecco allora che le figlie di Paolo preparano arrosti particolari, dove la carne viene valorizzata con ripieni di diversi ingredienti, come l’arrosto di maiale con prugne e speck, le polpette in carpione, vitello tonnato e sottofiletto. 


Tra i prodotti proposti troviamo tutti i tagli di carne valorizzati con grande sapienza e maestria, come la superlativa costata, da cuocere alla griglia o alla piastra, l’ottima battuta al coltello e i superbi tagli di bue grasso. Accanto alla carne rossa e ai salumi tipici anche le carni bianche di gallo nostrano, faraona e coniglio grigio. 





PRESENTAZIONE DEL PROGETTO TRA LE PARTI, DEFINITO “CONTRATTO DI FILIERA CORTA”



A Canale d’Alba, a soli 50 km dalla Macelleria, ho incontrato l’Allevatore Luigi Rabino, unico allevatore di fiducia con cui la Macelleria Testa ha stipulato un contratto trasparente di filiera corta, un vero patto di alleanza per offrire e garantire ai propri clienti la fornitura esclusiva di vitelle, manzi e buoi, allevati secondo la più antica tradizione e nel rispetto dei tempi della natura, per realizzare una carne di alta qualità e sostenibile. Qui metodi di allevamento tradizionali si sposano con l’antica arte della macelleria, tramandata da più di 100 anni, dando origine ad un binomio perfetto. 


I bovini vengono allevati in questa plurisecolare azienda agricola a conduzione familiare sulle colline incontaminate del Roero, dove si respira un’aria fresca e pulita, ma soprattutto colpisce il senso di pace e di tranquillità di un luogo senza tempo.  




Filiera corta significa escludere qualsiasi intermediario sia nell'acquisto dei foraggi sia nella vendita degli animali, con la garanzia di acquistare un’eccellenza al 100% italiana ed una tra le carni più pregiate al mondo, come la speciale Fassona di pura Razza Piemontese, magra e tenera di natura, diversa dalle altre, allevata ad arte e la cui qualità e genuinità sono garantite da Coalvi, il Consorzio di Tutela della Razza Piemontese, che certifica all'origine la carne di questa razza tracciandone il percorso dall'allevamento alla tavola.

L’allevamento è a ciclo chiuso, ovvero sono presenti in stalla sia le fattrici con i vitellini, che stanno con le madri per 6-7 mesi, sia i capi destinati all’ingrasso. Solo i tori vengono acquistati all’esterno per il rimescolamento genetico onde evitare la consanguineità. Gli animali sono allevati con stabulazione libera in grandi box e in recinti esterni con la possibilità di pascolare, nel rispetto della normativa sul benessere animale. Gli animali così non sono stressati, crescono naturalmente in grandi spazi e con ampia possibilità di movimento, rispettando i loro tempi. 



I bovini vengono nutriti con prodotti naturali e con materie prime di alta qualità, sottoposte ad uno scrupoloso sistema di analisi e di controllo. Foraggi, orzo, mais, fave, crusca, lino e fieno in abbondanza provengono direttamente dalle colture prodotte in azienda dai terreni locali. Il fieno in particolare è un alimento che fa crescere ottimamente l’animale, grazie alle proteine, alle vitamine e al ferro, che dà alla carne la sua tonalità di rosso vivo. La carne acquisisce un sapore particolare e diverso grazie elle erbe dei pascoli e ai fieni profumatissimi delle colline del Roero che permettono di dare tipicità al prodotto.


Con pochi capi si riesce a seguire la filiera in modo ottimale, controllando le esigenze di ogni singolo animale, che variano con la stagionalità: qui si lavora con la concezione della qualità e del rispetto della natura, dove l’animale deve essere allevato in un certo modo affinché dia una carne saporita, tenera, riconoscibile e apprezzata dal consumatore. 


Gli animali sono docili, si avvicinano e si lasciano accarezzare, visibilmente sereni: sintomo che stanno bene, perché vivono in una realtà distaccata, di collina, dove c’è una pace diversa. Il benessere animale qui è ai massimi livelli e si può davvero toccare con mano.



E per una grande carne ci vuole un grande vino: l’Azienda Rabino infatti produce anche vini bianchi e rossi del Roero, già dalla prima metà dell’800 e ancora oggi le sue grandi distese di viti risplendono maestose sulle colline di Canale. La cantina vini è la parte più antica dell’azienda, dove vengono prodotti Roero Arneis DOCG, Langhe Chardonnay D.O.C., Roero DOGC, Langhe Nebbiolo DOC, Barbera d'Alba DOC, Langhe Favorita DOC, Piemonte Brachetto DOC e Langhe Freisa DOC, con 3000 quintali di uve che vengono trasformate anche in vini dolci e spumanti.


Proprio come vuole la filosofia dei grandi vini che hanno bisogno di tempo per maturare, così accade anche per gli animali: si va da un periodo di allevamento minimo di 18 mesi, fino a 4 anni per i buoi. Ogni animale ha i suoi tempi, ci sono quelli più precoci e quelli che hanno bisogno di qualche mese in più: ma qui non c’è fretta e viene dato ad ogni animale tutto il tempo necessario di cui ha bisogno per dare una carne al massimo della qualità.





La prima cantina della famiglia, rimasta come era una volta, serviva per mantenere gli alimenti, riempiendo le celle piene di neve. Qui venivano prodotti spumante e vini più pregiati.




Insomma dall’unione della storia centenaria e plurisecolare di queste due grandi famiglie, si garantisce una sinergia di operatività, dando anche un’informazione precisa e inconfutabile: la macelleria di Paolo Testa è infatti il tramite con le famiglie, dove si trovano solo prodotti della piccola realtà di stalla di Rabino Luigi. Questa è la vera filiera corta, senza nessun intermediario, così da avere sempre la garanzia dell’origine del prodotto e della qualità, sapendo come sono stati allevati gli animali e cosa hanno mangiato, con la serenità e la sicurezza di dare un prodotto che meglio di così non si può. 


Ma quello che si percepisce conoscendo queste due grandi persone va oltre un contratto controfirmato tra le parti: è il profondo sentimento di amicizia, di stima reciproca, di rispetto e di passione in grado di creare un prodotto straordinariamente unico nel suo genere.


La macelleria Testa si trova in via Frejus 101, Torino. Andate subito a fargli visita!

Per saperne di più: 




mercoledì 17 aprile 2019

“La Stellina della Carne Bovina”, la campagna di Assocarni e Mipaaft centra tutti i target



“La Stellina della Carne Bovina”, la campagna di Assocarni e Mipaaft centra tutti i target


L’87% degli italiani intervistati consumerà la carne con più consapevolezza, il 95% lo ritiene parte integrante della Dieta Mediterranea e l’84% ritiene che il consumo equilibrato possa far bene all’ambiente e al territorio. 

Sono questi i grandiosi risultati mostrati ieri a Roma da Emilia Grazia Costa, Responsabile Progetti Speciali e Nuove Tendenze Rai Pubblicità, ideatrice del format “Lezioni di Etichetta” per parlare in modo chiaro e semplice di consumo consapevole. 


Questo format vuole aiutare le persone ad essere consapevoli e le aziende a dare informazioni consapevoli, parlando attraverso la cross-medialità, cioè cercando di intercettare tutti i pubblici possibili e più ampi attraverso tutte le piattaforme e tutti i device nei diversi momenti della giornata. Siamo riusciti a raggiungere 60 milioni di persone con questa comunicazione proprio grazie alla cross-medialità, con un target di “Be Transparent” di 20 milioni di persone interessate al consumo consapevole. Siamo partiti con l’idea che questa campagna dovesse essere ampia, includere molte persone e tutti i pubblici anche attraverso la tipologia di linguaggi. Facendo un’indagine pre-post campagna abbiamo visto il risultato di efficacia rispetto ai singoli temi legati alla campagna della Stellina, sulle proprietà nutritive della carne bovina e la parte relativa agli impatti ambientali della filiera bovina, che in Italia è virtuosa e contribuisce effettivamente al benessere dell’ambiente”. 


Su 2.900 interviste delle persone che hanno visto lo spot abbiamo verificato l’efficacia con un’indagine pre-post di 1.300 intervistati rappresentativi della popolazione italiana ed è emerso che il 49% mangia carne bovina 2-3 volte la settimana, mentre i rejectors sono solo il 2%. Dopo aver visto lo spot il 95% ora è consapevole che la carne bovina fa parte della Dieta Mediterranea ed il 90% ora sa che un suo consumo equilibrato fa bene alla salute, rispetto all’83% di chi non ha visto lo spot. Ora la popolazione italiana è più consapevole che la carne bovina ha ottime proprietà nutritive, passando dal 93 al 96%, in relazione al contenuto in vitamina B12, ferro eme ed amminoacidi essenziali”. 


Anche il ruolo positivo degli allevamenti sul territorio adesso viene riconosciuto, parlando di impatto positivo legato al contenimento dei dissesti idrogeologici, e questo è un importante messaggio che è arrivato, passando dal 65 al 84% di persone consapevoli dopo aver visto lo spot. Siamo contenti perché sono concetti difficili da spiegare in una tv divulgativa, ma ci siamo riusciti usando parole come biodiversità, dissesti idrogeologici ecc… e adesso la popolazione è più consapevole anche che l’agricoltura non è più tradizionale ma vengono usate tecnologie innovative 4.0”. 


Il 94% delle persone ha anche mostrato gradimento per l’iniziativa, riconoscendo i contenuti audio e video come eticamente responsabili, di utilità sociale e coerenti con Rai, e questo è importantissimo anche per far conoscere le attività di Assocarni e Mipaaft, in cui viene riconosciuta credibilità e fiducia. L’87% degli intervistati consumerà carne bovina con più consapevolezza e l’83% ne consiglierà il consumo. Siamo riusciti anche a parlare ai giovani, ai Millennials e alla Generazione Zeta e per noi è importante raggiungere tutte le fasce di età e riuscire a parlare a tutti, anche alle persone con disabilità. Infatti il 96% delle persone intervistate ritiene che questo tipo di pubblicità inclusiva sia utile a chi ha una disabilità, essendo stata la prima campagna di Pubblicità Accessibile e Inclusiva sviluppata in Italia con sottotitoli e interprete della Lingua dei Segni per le persone sorde”. 


In questo modo la filiera si avvicina sempre più alle persone, facendo accrescere anche la reputazione dell’azienda, dell’impresa e della filiera, qualificandole come un qualcosa che migliorano il sociale e il futuro delle persone. Nelle domande aperte infatti è emerso che la campagna è stata strutturata bene, facendo arrivare i contenuti senza annoiare, dando informazioni utili e reali sul prodotto, grazie alla semplicità e aiutando anche i non vedenti e i sordi, così che tutti possono ascoltarla o vederla senza interpreti. Finalmente c’è una sensibilizzazione su tutti gli aspetti della carne bovina, sulle sue preziose virtù nutrizionali e i benefici per l’ecologia, insegnando che si deve mangiare carne rossa con moderatezza e che non va bene eliminare un prodotto dalla dieta mediterranea”. 


Ecco di seguito l’intervento di Anna Maria Salzano dell’Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi: “Grazie perché io sono sorda da generazioni e parlo a nome dei sordi di tutta Italia, a cui ho chiesto se questa pubblicità fosse stata adeguata e accessibile per loro, e la risposta è stata positiva. Io le pubblicità in genere le seguo poco perché non sono accessibili per noi o sono ingannevoli, ma questa pubblicità invece mi ha emozionata. Perché dunque non farlo su tutto? Dobbiamo rendere tutte le pubblicità utili e non ingannevoli. Questa mi ha soddisfatto e adesso ho anche più consapevolezza delle attività di Assocarni e Mipaaft, per questo vi prego di continuare per darmi la possibilità di prendermi cura di me, di essere consapevole, per me, per i miei figli e per tutte le persone sorde d’Italia”. 


Luigi Scordamaglia, Vice Presidente Assocarni commenta: “Mi fa piacere commentare i risultati di questa eccezionale campagna inclusiva promossa da Assocarni, realizzata da Rai Pubblicità e cofinanziata dal Ministero delle Politiche Agricole. Oggi ci confrontiamo sui numeri, numeri emersi da questa analisi straordinariamente dettagliata che Rai Pubblicità ha fatto e che vanno oltre ogni previsione, perché non era semplice immaginare un riscontro di questo tipo, per la difficoltà dell’argomento trattato. Per questo le percentuali di gradimento ci gratificano. L’obbiettivo non è promuovere ma informare, per una scelta di acquisto consapevole. L’informazione alimentare in Italia è un punto critico con priorità assoluta, perché siamo il migliore al mondo per i prodotti alimentari, ma dal punto di vista informativo di consapevolezza del valore di quello che mangiamo c’è ancora tanto da fare. 9 italiani su 10 sono foodies perché parlano di cibo, ma 7 su 10 si informano sul web da qualsiasi fonte e 3 su 4 ogni anno credono nelle bufale o fake news alimentari. La carne è stata oggetto di disinformazione strumentale, ma oggi finalmente abbiamo fatto chiarezza, mostrando che non è vero che se ne mangia troppa, in quanto il consumo vero e non apparente è meno di 29 grammi al giorno, quando l’OMS mette come limite 100 grammi. Non è vero che si consuma acqua perché la maggior parte dell’acqua è verde che si recupera, quindi non 15.000 ma solo 790 litri; non è vero che è cancerogena perché le stesse OMS e IARC hanno attribuito una classe di pericolosità bassissima. Lo strumento semplice di “Lezioni di etichetta” trovo che sia uno dei più originali, diretti, chiari, utili, mai stati usati. La rigidità di Rai Pubblicità è stata costruttiva, insieme al vaglio del Ministero e dello IAP, perché alla fine la verità ha ripagato e i risultati sono stati pazzeschi, con 60 milioni di utenti raggiunti. Adesso l’85% degli utenti sono consapevoli che la produzione italiana di un allevamento distintivo può beneficiare all’ambiente e questo era un obbiettivo difficile e anche i giudizi qualitativi ci hanno colpito, considerando lo spot eticamente responsabile ed utile ad attività sociali. Questa è una nuova forma di pubblicità verso cui un settore distintivo come quello dell’agroalimentare italiano deve necessariamente andare. È stata anche una scelta non semplice del Ministero di sostenere e promuovere le filiere italiane a 360 gradi, e bisogna comunicare altrimenti sono risorse sprecate. L’elemento distintivo di cui siamo orgogliosi è quello dell’accessibilità e dell’inclusività, con l’utilizzo della lingua dei segni che ha completato questo lavoro davvero utile ed eticamente responsabile e mi auguro di ripeterlo presto con Rai e con il Ministero”. 


Pietro Gasparri, Dirigente Dip. Politiche competitive e qualità agrolimentare del Mipaaft: “Bisognerebbe farne altre di queste campagne. I risultati sono sorprendenti e siamo contenti perché questa iniziativa di comunicazione e promozione è nata nell’ambito del tavolo di filiera delle carni bovine e quindi condivisa con tutti gli attori, i rappresentanti istituzionali degli agricoltori, dei sindacati agricoli, l’associazione consumatori ecc.. Era una delle attività che avevamo previsto nell’ambito del piano di settore delle carni bovine, realizzata anche con risorse molto limitate. Nella mission del Ministero c’è anche quella di promuovere il consumo e informare i consumatori alimentari, a vantaggio di tutta la filiera. Era difficile perché la carne fresca è difficile da promuovere, perché non è facile darle un packaging attraente, per cui è importante comunicare e informare è la strada giusta. Far capire che le 6 razze italiane, Chianina, Marchigiana, Romagnola, Piemontese, Podolica al sud e la Maremmana qui ci sono sempre state e fanno parte della Dieta Mediterranea da sempre, usate non solo per il lavoro ma anche per la carne. E la cosa nuova è l’inclusività per tutti, per cui è una soddisfazione vedere questi risultati e si dovrà trovare risorse per rifarla. Importante poi sottolineare che questa campagna di comunicazione non è contro nessuno stile di dieta diversa da questa, che noi rispettiamo perchè ognuno può fare tutte le scelte che vuole, ma è una campagna che vuole informare in maniera corretta i consumatori di tutte le età sulle caratteristiche nutrizionali e ambientali che l’agricoltura e l’allevamento hanno, per sfatare falsi miti che hanno purtroppo una capacità mediatica alta: le cattive notizie hanno subito un clamore enorme, ma dopo poi per fortuna si rivelano infondate”.




Visti i risultati, l’obbiettivo è stato centrato in pieno. Complimenti a tutti e avanti così!



venerdì 12 aprile 2019

La Regina vieta la dieta vegana al Royal Baby

La Regina vieta la dieta vegana al Royal Baby. La Regina d’Inghilterra proprio non ci sta all’ennesimo oltraggio alle tradizioni dei Windsor: stavolta è la futura alimentazione del futuro Royal Baby oggetto di scontro tra mamma e bisnonna. Pare infatti che Meghan Markle voglia imporre la sua dieta vegana anche al nascituro, facendo andare la Regina su tutte le furie. E la Regina lo sa bene, dall’alto dei suoi 93 anni, quanto sia importante la carne e una corretta alimentazione per far crescere gli eredi sani e forti. La dieta vegana la Regina proprio non la concepisce e siamo tutti dalla sua parte per la salute del piccolo. God Save The Queen! 




mercoledì 3 aprile 2019

L’IMPEGNO DELLA FILIERA BOVINA: PIÙ BENESSERE, MENO FARMACI


L’IMPEGNO DELLA FILIERA BOVINA: PIÙ BENESSERE, MENO FARMACI

Inalca (Gruppo Cremonini) lancia in collaborazione con Coldiretti un nuovo protocollo con gli allevatori per migliorare la cura degli animali e di conseguenza la loro salute


L’iniziativa, presentata a Roma lo scorso 29 marzo a cui ho partecipato, è frutto di un progetto biennale promosso dalla Regione Lombardia e cofinanziato per circa un terzo da Inalca nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, in collaborazione con l’Università di Milano – Dipartimenti di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare (VESPA) e di Medicina Veterinaria (DiMeVet) – e la Fondazione Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA) di Reggio Emilia. L'attività di studio ha direttamente coinvolto anche 2 aziende agricole lombarde (Agricola Marchesina e Agricola Martinelli), attive nel settore bovino da ingrasso nelle province di Milano e Bergamo.



All’incontro di presentazione sono intervenuti Luigi Scordamaglia, AD di Inalca, Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti, Giovanni Sorlini, Resp. Qualità, Sicurezza e Sviluppo Sostenibile Inalca, Alessandro Gastaldo, Fondazione CRPA, Riccardo Compiani, Università di Milano, Carlo Angelo Sgoifo Rossi, Università di Milano e coordinatore del progetto, Silvio Borrello, Direzione generale sanità animale e farmaci veterinari MIPAAFT, Piero Frazzi, Direttore unità organizzativa veterinaria della Lombardia, e Gaetano Penocchio, Presidente Federazione Nazionale Veterinari.



Presentando il protocollo, ecco l’intervento di Luigi Scordamaglia:

Il benessere animale e l’utilizzo dei farmaci sono elementi essenziali che influenzano la scelta del consumatore nel momento in cui acquista. Per cui abbiamo deciso di invitare i vari interlocutori concreti della filiera a dibattere su questi punti. Una sfida, una partita che stiamo combattendo da tempo in primo piano, contro un nemico principale che è la disinformazione, che più di tutti ha colpito il settore delle carni bovine e la carne in generale. Siamo stati attaccati prima da un punto di vista nutrizionale, dove con una certa soddisfazione la battaglia siamo vicini a vincerla. Ormai il tentativo di far credere che la carne non fa parte della dieta mediterranea, che faccia male, che l’uomo sia fisiologicamente un erbivoro invece che un onnivoro, sono argomenti che si sentono sempre meno. L’attacco che invece stiamo subendo sempre più è ora di carattere ambientale, definendo l’agricoltura come responsabile dell’impatto ambientale a livello planetario. 
Credo abbiate sentito parlare di quella straviziata miliardaria svedese che gira con un jet privato da diverse centinaia di milioni di euro, che inquina da solo più di tutta la popolazione bovina brasiliana, a spiegare prima all’ONU e poi all’OMS che bisognerebbe avere una dieta senza carne, senza niente, sintetica, il più possibile fatta in laboratorio. C’è un problema vero perché dietro ci sono interessi veri: Bill Gates che ha finanziato la “fake meat”, la carne falsa, ma ci sono anche fondi arabi importanti del settore petrolifero che hanno tutto l’interesse di dire che non sono i combustibili fossili che inquinano, ma è l’agricoltura responsabile dell’inquinamento di questo pianeta. La cosa è strumentale e che qualcuno voglia dire che cellule muscolari cresciute in un brodo di antibiotici o della “beyond meat” con 13 prodotti di sintesi, di soia prima acidificata, poi basificata, poi di nuovo acidificata, sia la soluzione alternativa alla carne, noi siamo in primo piano con Coldiretti a contrastarlo. Siamo riusciti a far prendere le distanze all’OMS, in quanto il simbolo dell’OMS faceva parte della commissione Eat-Lancet nella presentazione avvenuta a Ginevra, sono battaglie che continuiamo insieme a fare. Verranno presentati anche i risultati dell’impegno che abbiamo avuto come azienda, come Assocarni con “Lezioni di Etichetta”, dove finalmente si riesce a fare un po’ di comunicazione positiva sulla carne bovina

Quello che conta alla fine è quello che pensa il consumatore. Coldiretti ha fatto un’interessante indagine dove viene fuori che i consumi in questo paese sono perfettamente allineati con le linee guida mondiali con un quantitativo ideale settimanale ben al di sotto di quei 500 g come soglia di accettabilità. Ma soprattutto mangiar bene e in modo razionale quando può permettersela, perché il consumatore italiano rinuncia alla carne bovina solo quando non ha i soldi per comprarla. Il dato positivo è che i consumi del 2018 per la prima volta secondo ISMEA tornano a crescere in termini di valore, con un +2%. Bisogna considerare che c’è tantissimo consumo alimentare che si è spostato dal canale del retail al canale del consumo fuori casa, che vanno bene anche nei periodi di crisi, perché l’italiano non rinuncia ad andare fuori, e la carne è uno di quei prodotti che si consuma fuori casa molto più di quanto se ne acquisti. Comunque la discesa si è fermata, con buona pace di chi prefigurava scenari catastrofici di consumo. Gli italiani hanno capito che conviene spendere di più con un +7,4% di produzione di Scottona è indicativo che qualcuno ha capito che c’è una qualità di un certo tipo da scegliere
In questo contesto più l’animale sta bene, meno si ammala, meno c’è bisogno di antibiotici, e quindi l’aver messo insieme l’obbiettivo di implementare il benessere animale con quello di ridurre il consumo di antibiotici è un’ovvia conseguenza, perché gli antibiotici non si riducono con la bacchetta magica dicendo “da domani producete senza antibiotici”, ma migliorando il contesto complessivo. Il consumatore italiano tiene conto del benessere animale quando compra la carne. Bisogna avere elementi di misurabilità e riproducibilità, le cose vanno misurate e questo protocollo porterà a misurare il benessere animale, andando oltre gli obblighi di legge, nel senso che il benessere animale diventa un elemento di gestione aziendale. L’obbiettivo che con Coldiretti ci stiamo ponendo ben oltre il benessere animale, è di dare elementi di differenziazione, di valorizzazione aggiuntiva che aiuti anche l’allevatore, così che quando arriva quello con la check-list lo veda come occasione per migliorare, cose poi banali, come gli spazi, la nutrizione, l’aggiunta di paglia, così che hai meno spesa di farmaci, e quindi diventa un elemento gestionale vero. Con Inalca il benessere animale è fondamentale e si incastra con la circolarità del’economia di Inalca, che ha un vero grande valore aggiunto con 500.000 tonnellate di carne all’anno, una delle prime aziende di macellazione in Europa, riesce ad avere la sua posizione se realmente riesce a fare un’economia circolare. E ci crediamo coi numeri: col nostro impegno abbiamo ridotto di 36.000 tonnellate le emissioni di CO2, il 90% dell’energia che usiamo è già energia verde autoprodotta dalle biomasse, 93.000 metri cubi in meno di acqua
L’economia circolare l’abbiamo inventata adesso ma l’economia circolare è il bovino, già da quando è nato. Grazie a questo progetto, il benessere animale diventa misurabile in termini reali e concreti, offrendo dati utili per la gestione sostenibile di un allevamento di bovini da carne, un vero e proprio esempio di ciò a cui vuole tendere tutta la filiera italiana. Qui non si tratta solo del rispetto delle norme, prerequisito peraltro imprescindibile, ma dell’attivazione di uno strumento competitivo per pianificare investimenti e creare valore riconosciuto dal mercato. Il tutto per fornire risposte concrete ad un consumatore che comincia finalmente a non credere alle fake news che qualcuno strumentalmente diffonde sulla carne e, sempre più consapevole ed informato, sceglie la qualità e l’italianità che solo una filiera integrata può offrire. Solo una vera alleanza di filiera potrà consentire di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi in termini di sostenibilità a 360 gradi.”

Si punta dunque alla qualità della carne con il nuovo protocollo Inalca sul benessere animale con standard di eccellenza da applicare nei propri allevamenti e da estendere gradualmente anche ai 15.000 allevamenti italiani che riforniscono l’azienda. Grazie agli accordi di filiera avviati con Coldiretti, il protocollo avrà un impatto importante per tutto il settore delle carni bovine in Italia. 
Io al Convegno 


Come spiega anche Ettore Prandini:

Nel cibo e nell’agroalimentare siamo un punto di riferimento a livello europeo e mondiale. Negli anni passati abbiamo visto quanto la cattiva informazione ha inciso su stili di vita e di consumo. Anche quello che è stato raccontato dallo studio dell’OMS, confondendo quello che era un consumo eccessivo legato però agli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite supera i 150 kg di carne per cittadino, rispetto a uno stile invece europeo, dove non supera gli 80 kg pro-capite e in Italia siamo a 75 kg di carne consumata, di tutti i generi. Non è la quantità ma come viene cucinata e questo non è stato raccontato. Perché un conto è che uno la carne la bruci e un conto è che uno la carne la cuoci correttamente. E questo è un elemento di differenza. Se modifichiamo uno stile di vita, un consumo corretto e adeguato di carne, arrechiamo danni all’organismo irrecuperabili, specialmente in età adolescenziale o quando si è bambini, diventa fondamentale, ad esempio per la vitamina B12, che troviamo naturalmente solo nella carne e preserva il nostro fisico e organi vitali che altrimenti verrebbero compromessi. Anche se la sostituissimo con dei farmaci, non risolviamo problema, perché il farmaco non è sostitutivo della vitamina naturale e questo porta a problemi neurologici che si trascinano per il resto della vita nei ragazzi che non mangiano carne. Fondamentale è quindi la comunicazione. Uniamo il tema del benessere degli animali, un’evoluzione sicura nelle nostre realtà aziendali: siamo già uno dei paesi più avanzati a livello mondiale per l’attenzione che mettiamo nelle fasi di allevamento ma questo non vuol dire che ci dobbiamo fermare. Per essere sempre un punto di riferimento dobbiamo continuare a investire in azienda per essere modello per gli altri paesi. 
Un altro punto è la sostenibilità, dobbiamo sfatare il mito che si è creato che la zootecnia sia un problema per l’ambiente. Oggi scopriamo che la vera forma di economia circolare non può prescindere dall’allevamento zootecnico, perché solo grazie alla zootecnia siamo in grado di dare alcune risposte. Nessuno dice che l’acqua che noi consumiamo in zootecnia per l’85% poi ritorna e diventa un elemento di sostenibilità. Si scopre poi con nuovi studi che la zootecnia ha una responsabilità inferiore all’8% per quanto riguarda l’inquinamento delle falde, e sono anzi altri settori, come gli scarichi civili, ad avere invece una rilevanza significativa. Poter recuperare la sostanza organica è il primo elemento per contrastare la desertificazione del suolo e mantenere invariata la biodiversità per cui l’Italia rappresenta il 70% della biodiversità a livello mondiale, primo elemento di distintività e valore economico. Consapevolezza di cosa viene creato grazie alla zootecnia e all’allevamento oggi diventa il primo elemento, la spina dorsale dell’agricoltura italiana: senza zootecnia non ci può essere agricoltura di livello nel nostro paese. Abbiamo bisogno di unione, dal settore sanitario, alla trasformazione, alle fasi di allevamento, di collaborare insieme per dare risposte ai cittadini. La corretta alimentazione è la base del viver bene. Spendere di più per la qualità è la prima forma di contrasto per le spese sanitarie. Se variamo i nostri modelli di consumo abbiamo aumento della spesa pubblica legata alla sanità, quindi un esborso maggiore del singolo cittadino. Se consumo carne ho un risparmio economico proprio legato alla spesa sanitaria che grava sulla collettività
Negli ultimi 30 anni abbiamo perso un patrimonio nel nostro paese inestimabile, il 50% dei capi allevati, sulla spinta di azioni di carattere mediatico e sulla spinta di interessi di alcuni soggetti che volevano modificare i consumi e gli stili di vita. Ci sono player a livello mondiale con grandi interessi economici che ci preoccupano perché con finta comunicazione vogliono variare i consumi. Basti pensare all’azione che viene fatta sui social, con una regia di player statunitensi che sono gli stessi soggetti che hanno interessi nello sviluppo di prodotti sintetici che vanno a sostituire i nostri prodotti naturali, senza dire che sono ricchi di additivi, frutto di laboratorio che non porteranno a un innalzamento dello star bene, e demonizzano e attaccano i nostri prodotti. Dobbiamo collaborare in modo trasversale per dare risposte e puntare ad un minor utilizzo del farmaco con il benessere animale. Le nostre imprese sono pronte ad accettare questa sfida che è alla base della qualità della vita, dello star bene, per rappresentare l’agricoltura e l’agroalimentare italiano come punto di riferimento mondiale nel modello di attività economica delle nostre imprese”.

Il nuovo protocollo per gli allevamenti di bovini da carne (vitelloni e scottone) supera ampiamente le prescrizioni di legge sul benessere animale e copre l’assenza di una normativa specifica sul benessere animale nell’allevamento dei bovini da carne. In particolare, il primo passo del progetto consiste nella realizzazione di una banca dati per verificare gli effettivi consumi di antibiotici e definire obiettivi di miglioramento. Inoltre, le linee guida del protocollo intervengono su tutti i fattori che influenzano il benessere dei bovini, quali ad esempio la corretta gestione dello spazio per ogni animale, il microclima, l’organizzazione delle mandrie, le pratiche di biosicurezza, la nutrizione, l’igiene della lettiera, ecc., nell’intento di combinare al meglio tutti i fattori che influenzano lo stato di benessere dell’animale e con esso l’adeguata produttività dell’allevamento.

Come precisa Giovanni Sorlini:


Come Inalca dobbiamo dare una risposta concreta e spendibile nella nostra supply chain su quelle che sono le minacce mediatiche che arrivano, e più chiarezza e strumenti abbiamo, meglio risultiamo filiera compatta e convincente su chi è in dubbio. Il benessere animale deve diventare patrimonio del capitale reputazionale del Made in Italy, oltre la bontà di prodotto che spesso non basta per combattere sui mercati, ma oggi si deve avvolgerla di elementi materiali, e il benessere è il più importante di questi. Non possiamo non pensare che un prodotto che voglia competere sui mercati avanzati, maturi, sensibilizzati da queste correnti mediatiche non abbia in sé questo valore reputazionale. Sentendo gli allevatori questo sarà uno strumento di gestione aziendale, ed è la prima volta che si tenta di fare del benessere animale uno strumento centrale nella vita economica dell’azienda. Infatti questo strumento va oltre gli aspetti di misurazione relativi a parametri di controllo legali o non legali, tende a proporre, secondo un modello di miglioramento continuo di lungo periodo, percorsi di miglioramento e a dare risposte concrete su quelle aree su cui intervenire per ogni specifica azienda, dando un’idea economica. 
Se da una parte si creano le condizioni di un contesto stabile possono trovare spazio percorsi lunghi di miglioramento che trovano costanza e progressione continua. Strumenti che si rivolgono non solo al controllo ma anche alla gestione, cioè portare nell’allevamento zootecnico la cultura della qualità. Questo è un linguaggio che anche il piccolo allevatore deve parlare, con cui dialogare anche col grande, col distributore e trasformatore. Questo strumento si sposa benissimo e avvicina il mondo agricolo alla cultura della qualità, parlando di benessere. Producendo dati, indicatori, per una conoscenza di esperienze concrete che consentono di prendere decisioni sul campo, ad esempio poter misurare il contenuto di azoto e ammoniaca, e avere così un dato di riferimento significa poter recuperare efficienza e produttività, oltre che benessere. Avere un concetto dello spazio dinamico, che vada oltre il punto fermo della norma, perché nella corretta gestione dello spazio c’è la corretta progressione dell’animale. 
La gestione della biosicurezza, la gestione degli arrivi, le sintomatologie, l’esperienza sanitaria, l’anamnesi, concetti medici che devono entrare in una cultura agricola e sempre di più diventare linguaggio cui si parla alla filiera. Occorre presentarlo alla nostra supply chain come reale strumento di miglioramento del prodotto finito e del sistema nel suo complesso. Non vedo difficoltà nel convivere con tutto il mondo del controllo ufficiale, perché anzi chi adotta questi strumenti dinamici si avvicina ad affrontare il controllo ufficiale con maggiore cultura e consapevolezza, con accessibilità dei dati, propedeutico per rafforzare l’impresa nei confronti dei controlli ufficiali, che oggi non sono solo locali, ma anche ispezioni da un paese lontano che parla una lingua simile. Il benessere animale è parte integrante della sostenibilità: si aprono strade parallele per parlare coi numeri, raccogliere dati, informazioni, sugli aspetti ambientali, con strumenti semplici, che un buon tecnico riesce a gestire, ad esempio di raccolta dell’impronta di carbonio del singolo allevamento, così come indicatori di benessere del singolo allevamento, e poi usarli a livello locale e aggregarli a livello di filiera per creare un reporting che diventa lo strumento vero attivo e proattivo di dialogo nel mondo dei media e pubblico.
Importante la formazione degli allevatori, creare competenza con l’introduzione di nuovi saperi, perché la cultura digitale, la sensoristica e la tecnologia è sempre più parte integrante della produzione agricola nei paesi avanzati ad economia matura come i nostri. Portare dunque competenze stabili in azienda aperte al benessere e alla sostenibilità. È evidente che i temi del benessere animale e dell’uso prudente degli antibiotici sono usciti dalla sfera degli addetti ai lavori ed intercettano sensibilità etico sociali di particolare rilevanza per il consumatore, oggi più che mai disposto a riconoscere valore, di reputazione ed economico, oltreché di salute, in questi sforzi di miglioramento della filiera produttiva. Grazie a questo progetto il tema del benessere si pone al centro della produzione zootecnica e della gestione complessiva della stalla: l’applicazione del protocollo negli allevamenti permetterà infatti di individuare i punti di forza e di debolezza dell’allevamento sul tema benessere dei bovini, definire indicatori numerici e percorsi di adeguamento, coinvolgendo aspetti di tipo strutturale e gestionale, compresa l’analisi finanziaria degli investimenti e la relativa incidenza sui costi complessivi di produzione. Una consulenza a tutto tondo effettuata da veterinari esperti che intende superare il mero aspetto del controllo per privilegiare un rapporto di partnership stabile fra i vari soggetti della filiera e promuovere percorsi di miglioramento”.

Sul tema degli antibiotici, Sorlini precisa che “gli allevamenti della filiera Inalca hanno già ridotto del 18% l’utilizzo di antibiotici negli ultimi due anni. Stimiamo un ulteriore abbassamento del 10% nell’uso di antibiotici già nel corso del prossimo anno: un traguardo che verrà perseguito tramite l’applicazione estesa del protocollo e ulteriori azioni a difesa della salute degli animali, prima fra tutte la profilassi vaccinale”.

In definitiva, col nuovo protocollo verrà reso disponibile un innovativo strumento di analisi e gestione per migliorare il benessere degli animali e di conseguenza la loro salute.

mercoledì 13 marzo 2019

Vegani ammazzano due porcellini durante una protesta. L’allevatore: “Ridicolo chiamarsi attivista per i diritti degli animali e poi causarne la morte. Pazzesco”.



Un gruppo di vegani è stato accusato di aver ucciso due porcellini dopo aver preso d'assalto una fattoria nei pressi del Lincolnshire, in Inghilterra. La proprietaria sostiene che 200 attivisti sono entrati nel suo allevamento per protestare, causando però la morte di due dei suoi giovani maialini.

"Siamo sconvolti perché oggi abbiamo perso dei maiali che a condizioni normali non avremmo mai perso. Sono stati schiacciati due porcellini".

I manifestanti vegani dal canto loro invece negano con veemenza di aver ucciso gli animali.

La signora che gestisce la fattoria con suo marito ha aggiunto: "Continuano a dirmi che sono un’assassina perché allevo maiali che verranno mangiati. Non c'è niente di sbagliato in quello che facciamo, è una fattoria normale e perfettamente in regola". 


Uno degli attivisti ha dichiarato: "Il messaggio che vogliamo trasmettere con le nostre proteste è che questi luoghi operano in segreto. Il pubblico li finanzia, ma non ha idea di cosa succeda lì dentro. Stiamo cercando di portare alla luce ciò che accade negli allevamenti."

Ma la proprietaria, come tutti gli allevatori non ci sta: “Ebbene sì, produco maiali che verranno mangiati, ma che c’è di male? Il 90% del pubblico britannico mangia carne di maiale. I nostri standard di benessere sono ottimi e il benessere dei nostri maiali è la nostra priorità. Ma gli attivisti mi hanno risposto che li avrei comunque assassinati nel giro di poche settimane. Ma questo non è amore per gli animali, non possono capire. È ridicolo chiamarsi attivista per i diritti degli animali e poi essere poi proprio loro la causa della loro morte qui oggi. È pazzesco”.


Per saperne di più: